Ci sono stati anni in cui la paura occupava più spazio della libertà. Anni segnati dall'ansia, dagli attacchi di panico e dalla depressione. Anni in cui anche le cose più semplici potevano sembrare difficili. Per molto tempo ho pensato che quella fosse la mia realtà e che non sarebbe cambiata.
Poi è successo qualcosa. Non una guarigione improvvisa. Non una soluzione magica.
Un passo. Poi un altro. E poi un altro ancora.
All'inizio era soltanto movimento. Qualche minuto di corsa. Il tentativo di respirare meglio. Il bisogno di uscire da una stanza, da una paura, da una versione di me che non riconoscevo più.
Non correvo per diventare un atleta. Correvo per stare un po' meglio.
Senza accorgermene, quel gesto semplice stava cambiando la mia vita.
Con il tempo, però, quei passi hanno cominciato a cambiare qualcosa. La corsa è diventata uno spazio di libertà. Un luogo in cui ritrovare fiducia. Un modo per tornare ad abitare il mio corpo e la mia vita.
Non ha risolto tutti i problemi. Ma mi ha insegnato che era possibile continuare a muoversi anche quando la strada sembrava in salita.
Anni dopo mi sono ritrovato sulla linea di partenza della Maratona di New York.
Non era soltanto una gara. Era il simbolo di un viaggio. Un viaggio iniziato molto lontano da lì. Un viaggio fatto di piccoli passi, cadute, ripartenze e nuove possibilità.
Don't Panic, Run nasce da questa storia.
Nasce dalla scoperta che il movimento può aiutarci a ritrovare noi stessi. Nasce dalla convinzione che non serva essere perfetti per ricominciare.
Serve soltanto il coraggio di fare il primo passo.
Il movimento è il nostro linguaggio.
La ripartenza è il nostro scopo.
Perché tutti, prima o poi, affrontiamo una salita. E tutti possiamo scegliere di continuare il viaggio.

